RIFLESSIONI
PLAUTO, LEOPARDI E IL RIBALTAMENTO IRONICO
Come neuroscienze, genetica e in genere le ricerche intorno all'uomo trarrebbero vantaggio da una comunicazione fatta di "sberleffi" e ribaltamenti ironici dei valori
Che relazione possono mai avere tra loro neuroscienze e letteratura latina, in particolare l'antica commedia, le scienze naturali e Leopardi? Anche forzando un po' l'immaginazione difficilmente potremmo trovare collegamenti. Vediamo, allora, di capire perché all'autore di questo breve scritto è saltato in testa di collegare visione neuroscientifica dell'uomo e commedia latina arcaica. Dopo aver evitato con qualche riserva la commedia anche nei momenti periodici di ritorno ai classici, di recente mi sono ritrovato Plauto di fronte e con un malcelato senso di colpa ho dovuto cedere alla lettura. Gli anni passavano e la ripromessa di leggere qualcosa in proposito continuava ad essere disattesa. Ma facciamo un passo indietro. Chi è Plauto? Col nome incerto di Tito Maccio Plauto vengono tramandate un gruppo di commedie di un autore nato tra il 255-251 a.C a Sarsina e morto intorno al 184 a.C. I particolari della biografia interessano poco in questa sede e anche le complesse vicende filologiche dei suoi scritti giunti fino a noi. Come era consuetudine allora, gli autori latini prendevano in blocco trame e intrecci della commedia greca e apportavano adattamenti e contributi personali, senza che questo procedimento fosse inteso come segno di poca originalità. E così fece Plauto, anche se è ormai opinione comune che l'apporto di originalità romana, infuso dall'autore latino alle trame greche, abbia costituito la base di veri e propri cliché passati poi in tutto il teatro moderno e contemporaneo occidentale.
Leggi tutto...
SOCIETÀ
MALAEDUCAZIONE
Dubbi e responsabilità degli adulti nell'educazione degli adolescenti
Quando ci rapportiamo agli adolescenti di oggi ci pervade un sentimento tra angoscia e rabbia: troppo spesso dimentichiamo come eravamo alla loro età; negli ultimi tempi, per episodi di cronaca sempre più frequenti e feroci, all'angoscia, alla rabbia e all'oblio, sarebbe necessario aggiungere anche un misto di incredulità e inquietudine per atteggiamenti che noi adulti non avremmo mai avuto, neppure nei momenti più bui della nostra gioventù. I ragazzi di oggi sembrano sempre più assomigliare a quelli fantasticati in Arancia Meccanica di Anthony Burgess, il fenomeno non si limita certo agli adolescenti nostrani, ma, come la crisi, la delocalizzazione, l'innalzamento della temperatura terrestre e i McDonald, diventa evento globalizzato. I logorati motivi della crisi dei valori e dei punti di riferimento falliti non bastano più a giustificare comportamenti d’intolleranza, aggressività e micro, a volte macro, criminalità che mettono sempre più in evidenza l’assenza di progettualità per il futuro, di regole e di limiti precostituiti e fanno perdere di vista il rischio non calcolato: il comportamento dei ragazzi di oggi sta diventando inconsapevolmente estremo, lo spirito non è più di semplice ribellione, ma di guerra aperta.
Leggi tutto...
SOCIETÀ
HOMO SAPIENS MODERATOR ET HOMO SAPIENS UTILITAS
La vita organica, ci dicono, si è evoluta gradualmente dal protozoo al filosofo, e questa evoluzione, ci assicurano, rappresenta senza dubbio un progresso. Disgraziatamente, chi ce lo assicura è il filosofo, non il protozoo. (Bertrand Russell)
Mutazioni e selezione sono le basi dell’evoluzione. Qualunque forma di vita (uomo compreso), riproducendosi, è soggetta a piccolissime modificazioni genetiche trasmettibili ereditariamente. La loro accumulazione, di generazione in generazione, può portare a mutazioni sostanziali. Qui entra in gioco la selezione: se le mutazioni avvantaggiano la riproduzione avranno più possibilità di perpetuarsi, viceversa son destinate a sparire. Negli animali e nell’uomo fino a un secolo fa, è stato principalmente l’ambiente fisico a sancire il successo di una mutazione nella lotta per la vita. La robustezza, l’avvenenza ed alcune attitudini aiutavano a primeggiare e ad aumentare le probabilità di trasmettere il proprio patrimonio genetico. Successivamente questo meccanismo ha subito un’alterazione mai conosciuta sulla Terra. L'evoluzione della società ha proceduto molto più rapidamente dell'evoluzione della specie. Il progresso tecnologico e le sovrastrutture create dall’uomo, hanno modificato i criteri di successo e quindi di selezione. Molti sembrano credere che sia stata la crisi economica ad ampliare il divario tra le classi sociali (ricchi più ricchi e poveri più poveri) mentre essa ha solo evidenziato le mutazioni già in atto. Nei confronti di questa evoluzione ben poco è possibile fare, … ammesso che lo si voglia veramente. Il 2012 è l’anno in cui comincia chiaramente a delinearsi l’evoluzione dell’Homo Sapiens (cioè noi) in due nuove mutazioni: il Moderator e l’Utilitas. Apparentemente mescolati tra loro e sostanzialmente interdipendenti, in realtà sono impermeabili alla promiscuità.
Leggi tutto...
SOCIETÀ
COME TI ROVINO I BAMBINI
Genitori che denunciano le insegnanti per sgridate o punizioni (che i loro viziati bambini meritano tutte), madri che cedono su tutto e padri che si comportano da coetanei dei loro figli dodicenni
Dice un detto a proposito della condotta dei bambini a scuola: “se ai miei tempi tornavo a casa e la maestra mi aveva dato un ceffone, mia madre me ne dava un altro”. Quei tempi non sono poi così lontani: fino agli anni Ottanta educatori e insegnanti che avevano a che fare con bambini erano socialmente investiti di poteri genitoriali e sgridare o “punire” i monelli era un vero e proprio dovere. Poi è arrivata la pedagogia del buonismo (gli specialisti hanno una gran colpa nel criminalizzare lo sculaccione “simbolico”, con le loro infinite ed esasperate condanne alla presunta violenza): e da allora le cose sono cambiate. E non è stata l'onda lunga della lotta contro l'autoritarismo del '68, ma il reflusso di quelle lotte con l'avvento della società del benessere edonistico. Se a queste mode pedagogiche aggiungiamo il clima in cui siamo cresciuti tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, si può ben comprendere come la miscela esplosiva abbia creato genitori che non sanno dire mai di no e che si indignano e denunciano ad ogni piè sospinto le povere insegnanti che hanno a che fare con la generazione di viziati che stiamo allevando. Il dialogo a tutti i costi deriva da un sillogismo: lo sculaccione è una prepotenza del più forte, se la applico ai bambini per punirli allora insegno loro che è il più forte a vincere. Bisogna dialogare e spiegare razionalmente dove il vostro bambino viziato sta sbagliando nel fare un baccano d'inferno o nel mandare a quel paese l'ospite che avete a cena. Se vi risponde con una pernacchia, state calmi, cercate di spiegargli che non si fanno le pernacchie...
Leggi tutto...
SCIENZE
GIOCARE COME SCIMMIE
Sempre più vicini ai nostri cugini: anche nel comportamento di gioco i piccoli scimpanzé presentano analogie con i bambini
Ormai è risaputo che anche i cuccioli di altre specie dedicano molto tempo al gioco. Non fanno eccezione i piccoli di scimpanzé (Pan troglodytes). I piccoli di scimpanzé trascorrono in particolare molto tempo nel gioco sociale (più individui). In una ricerca realizzata da Giada Cordoni ed Elisabetta Palagi del Museo di Storia Naturale e del Territorio dell'Università di Pisa, in collaborazione con l'Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR di Roma, si è notata un'incredibile analogia tra il comportamento di gioco della nostra specie e gli scimpanzé.Tra le varie analogie delle fasi di sviluppo, basti citare che i bambini in età prescolare (0-3 anni), come i piccoli di scimpanzé, mostrano livelli più alti di gioco solitario. Al contrario il gioco sociale di lotta rimane pressoché costante dall’infanzia all’adolescenza.Vista la nota vicinanza filogenetica tra le nostre specie, anche lo studio del comportamento può risultare illuminante per comprendere le basi biologiche del comportamento stesso. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista online «PLoS One».
Leggi tutto...
RIFLESSIONI
SCENARI FUTURI: IL POST-UMANO
C'è chi auspica il superamento dell'umanesimo classico a favore di una prospettiva visionaria in cui l'uomo perderà i suoi predicati ontologici e diventerà un'altra cosa. La parola-chiave di tale processo è “ibridazione”
La zooantropologia considera l'eterospecifico come soggetto, ossia entità in grado di dialogare con l'uomo. E come diverso, ossia come entità capace di contaminare l'uomo. Se è facilmente comprensibile l'idea che l'interazione tra l'umano e l'eterospecifico produca una contaminazione (reciproca), risulta razionalmente assai più difficile accettare l'eterospecifico come soggetto. Evitando i garbugli filosofici, si può definire la soggettività come una medaglia a due facce: una concerne il riconoscimento sociale (non solo giuridico), l'altra è relativa alla sfera individuale della persona, ovvero l'esclusività del sé, le singole espressioni della coscienza, ciò che comunemente viene definita “identità”. Essa deve potersi autoaffermare liberamente, secondo istanze etiche, culturali e caratteriali autonome e insindacabili. Com'è possibile allora attribuire una soggettività all'eterospecifico, ovvero ipotizzare un sé non-umano che si autoafferma? È possibile immaginare che l'eterospecifico abbia una qualche possibilità di dialogare con l'uomo, in assenza di un linguaggio comune? Forse i termini usati, “soggetto” e (capacità di) “dialogare” andrebbero sostituiti con altri meno equivocabili.
Leggi tutto...
POLITICA
BRUTTO SEGNO: LA SINISTRA SI AVVICINA ALL’AREA DI GOVERNO!
Ormai la “spremitura” delle classi medie e basse è arrivata al limite della sopportabilità e reazioni, anche violente, sono da più parti temute. Per esercitare una ulteriore “compressione” dei ceti popolari bisogna coinvolgere nell’operazione una loro forte rappresentanza politica.*
Il vecchio governo non sarebbe stato cambiato se, oltre ad essere indecente ed isterico, non fosse divenuto anche impotente. A deciderlo sono state le organizzazioni finanziarie (banche in testa) ed imprenditoriali. L’obiettivo è la riduzione generalizzata del tenore di vita. Le prime dichiarazioni del nuovo governo non lasciano adito a dubbi; fra le tante: “bisogna ridurre il divario tra lavoratori iperprotetti e lavoratori precari senza diritti”. Secondo voi come farà? Semplice: toglierà garanzie anche ai lavoratori “protetti” … elargendo qualche piccola compensazione.
Insomma cambia l’esecutore, il numero dei centimetri, ma lo “stupro” continua. È utile inquadrare questa vicenda in un più ampio contesto caratterizzato da una bassa crescita generale e da un disagio sociale, provocato dal capitalismo globale e banco-centrico. I giovani al grido “Noi non pagheremo la vostra crisi” si sono coagulati nel movimento degli “indignati”. Naomi Klein: “…l’1% della popolazione ama la crisi. Quando la gente è nel panico e disperata, e nessuno sembra sapere cosa fare è il momento ideale per far passare la lista dei desideri delle politiche a favore delle imprese: privatizzare l’istruzione e la sicurezza sociale, tagliare i servizi pubblici, eliminare gli ultimi ostacoli al potere delle multinazionali …”.
Leggi tutto...
ATTUALITÁ
DEMOCRAZIA 2.0*
Omologazione e pensiero divergente al tempo dei media digitali
Ogni nuova forma di comunicazione favorisce la maturazione dei sistemi politici; attraverso canali d'accesso e spazi di confronto sempre più fruibili si configura un'opinione pubblica che va verso la propria globalizzazione e partecipazione, il dubbio che la forma di partecipazione collettiva permessa dalla Rete potesse minare la democrazia si è affievolito dopo che le rivoluzioni nord africane hanno fatto del mezzo digitale uno degli strumenti della propria liberazione. L’utilizzo dei mass media da parte di diversi gruppi razziali ha attribuito modelli positivi alle minoranze etniche e/o migranti, fornendo un'immagine più realistica e condivisibile dell'attuale società multiculturale. Nuovo e vecchio mondo sono però d'accordo nel definire Internet anche uno «straordinario strumento» dell'intolleranza, un contenitore di siti e forum pieni di odio interraziale, avversione per la diversità o per la divergenza di pensiero, ma se gli Americani difendono strenuamente la libertà d'espressione, il carattere censorio europeo vorrebbe limitare l'azione web, del resto l'estrema facilità di questo tipo di comunicazione ha da sempre posto il problema del controllo. Se da una parte la Rete, per sua “natura” libera, favorisce la partecipazione del singolo, dall'altra l'abuso di quella stessa autonomia porterebbe “naturalmente” a porre confini ben più definiti.
Leggi tutto...
|
|