L'Eretico. Idee Arte e Pensiero

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L'Eretico - idee arte pensiero
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CINEMA&STORIA

VAMPIRI E MODERNITÀ

Nosferatu: quando il cinema era fantasma delle paure sociali

Gli ultimi decenni del XIX secolo furono caratterizzati da mutamenti profondi nell'ordine economico e sociale. La prima Guerra Mondiale accelerò quel movimento di cambiamento; l'impatto della realtà della guerra su una società ancora  rurale determinò mutamenti antropologici profondi: di fronte alla tecnologia applicata alla guerra (bombe, bagliori notturni, razzi segnaletici, gas asfissianti) gli individui furono posti di fronte a nuove forme di percezione sensoriale come mai prima era avvenuto nella storia dell'uomo. L'impatto con una morte sempre più probabile e la vita tragica quotidiana del soldato, furono esperienze mentalmente destabilizzanti che ebbero conseguenze anche sulle famiglie dei combattenti di ritorno da fronte. In questo stesso contesto di profondi cambiamenti vanno collocati i nuovi mezzi di comunicazione di massa come la radio e il cinematografo, esperienze sensoriali altrettanto forti per una società abituata a vedere solo cose “reali”.

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ATTUALITÀ

METTIAMOCI A DIETA

La crisi economica vi turba l'umore?

Tutti i tentativi di interpretare il quadro politico-economico odierno sono destinati ad un aporetico fallimento. Così è per le sintesi tentate dagli editoriali dei giornali quotidiani, per i dibattiti televisivi e per le discussioni che l'uomo della strada intreccia nei bar, a salotto o nelle sezioni di partito. Gli argomenti del dibattito riguardano il metaforico passo indietro compiuto dalla politica, il ruolo sempre più coinvolgente delle istituzioni europee, la crisi economica – che annovera le vicende criminose della speculazione finanziaria, la perdita dei posti di lavoro e l'impoverimento del cosiddetto ceto medio -, il futuro delle nuove generazioni e, in senso più vago e generico, il mancato ammodernamento del Paese. Portare a sintesi un simile bagaglio di problematiche, non solo nazionali, è un compito così arduo che neppure i politologi più celebrati sono riusciti a risolvere. I temi accennati richiedono tutti una difficile comprensione, e tutti risultano talmente urgenti che lo smarrimento è diventato pressoché generale.

A volte viene il dubbio, quando non una vera e dissennata suggestione, che tutto questo gran parlare di fallimenti e recuperi, crolli rovinosi e impennate, euforie e pessimismi, che improvvisamente si spalancano davanti a noi per allontanarsi poco dopo misteriosamente, faccia parte di un Grande Gioco che non ha regole e di cui non conosciamo i giocatori. La macro-economia è tanto imperscrutabile quanto nefasti sono i suoi effetti sulla vita quotidiana di milioni di persone; eppure, qualsivoglia tentativo di capire il rapporto tra un'azione economica e la sua debita reazione, sembra destinato ad abortire ogni spiegazione plausibile un attimo dopo averla concepita.
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SCIENZE

MEGLIO BILINGUI

Parlate due lingue fluentemente? In questo caso il vostro cervello è in grado di risolvere situazioni conflittuali con maggiore efficacia rispetto ad un monolingue.

A sostenerlo è una ricerca pubblicata su «Cerebral Cortex» e coordinata dal dottor Jubin Abutalebi, docente di neuropsicologia all'Università-Vita San Raffaele di Milano, in collaborazione con le università di Londra, Barcellona e Hong Kong. La maggior efficienza decisionale dei bilingui è stata riscontrata in uno studio, dove si sono confrontate le reazioni di due gruppi (uno bilingue, l'altro no) omogenei dal punto di vista educativo e socioeconomico, residenti in Alto Adige. Le prestazioni di fronte a compiti cognitivi sono state analizzate misurando le attività cerebrali con tecniche avanzate di neuroimaging e con la risonanza magnetica funzionale. È risultato che i soggetti bilingue hanno più materia grigia nella corteccia del cingolo anteriore, un'area cruciale per il monitoraggio delle nostre azioni. "I soggetti bilingui sono più veloci a prendere decisioni critiche, ma attivano molto meno il cervello", spiega il dottor Abutalebi. Il motivo alla base di questa maggiore efficienza sembra risiedere nell'abitudine fin da piccoli di tenere distinte le due lingue. Per questo processo vengono impiegate le stesse strutture neurali che entrano in gioco nel prendere decisioni rapide.

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RIFLESSIONI

PLAUTO, LEOPARDI E IL RIBALTAMENTO IRONICO

Come neuroscienze, genetica e in genere le ricerche intorno all'uomo trarrebbero vantaggio da una comunicazione fatta di "sberleffi" e ribaltamenti ironici dei valori

Che relazione possono mai avere tra loro neuroscienze e letteratura latina, in particolare l'antica commedia, le scienze naturali e Leopardi? Anche forzando un po' l'immaginazione difficilmente potremmo trovare collegamenti. Vediamo, allora, di capire perché all'autore di questo breve scritto è saltato in testa di collegare visione neuroscientifica dell'uomo e commedia latina arcaica. Dopo aver evitato con qualche riserva la commedia anche nei momenti periodici di ritorno ai classici, di recente mi sono ritrovato Plauto di fronte e con un malcelato senso di colpa ho dovuto cedere alla lettura. Gli anni passavano e la ripromessa di leggere qualcosa in proposito continuava ad essere disattesa. Ma facciamo un passo indietro. Chi è Plauto? Col nome incerto di Tito Maccio Plauto vengono tramandate un gruppo di commedie di un autore nato tra il 255-251 a.C a Sarsina e morto intorno al 184 a.C. I particolari della biografia interessano poco in questa sede e anche le complesse vicende filologiche dei suoi scritti giunti fino a noi. Come era consuetudine allora, gli autori latini prendevano in blocco trame e intrecci della commedia greca e apportavano adattamenti e contributi personali, senza che questo procedimento fosse inteso come segno di poca originalità. E così fece Plauto, anche se è ormai opinione comune che l'apporto di originalità romana, infuso dall'autore latino alle trame greche, abbia costituito la base di veri e propri cliché passati poi in tutto il teatro moderno e contemporaneo occidentale.

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SOCIETÀ

MALAEDUCAZIONE

Dubbi e responsabilità degli adulti nell'educazione degli adolescenti

Quando ci rapportiamo agli adolescenti di oggi ci pervade un sentimento tra angoscia e rabbia: troppo spesso dimentichiamo come eravamo alla loro età; negli ultimi tempi, per episodi di cronaca sempre più frequenti e feroci, all'angoscia, alla rabbia e all'oblio, sarebbe necessario aggiungere anche un misto di incredulità e inquietudine per atteggiamenti che noi adulti non avremmo mai avuto, neppure nei momenti più bui della nostra gioventù. I ragazzi di oggi sembrano sempre più assomigliare a quelli fantasticati in Arancia Meccanica di Anthony Burgess, il fenomeno non si limita certo agli adolescenti nostrani, ma, come la crisi, la delocalizzazione, l'innalzamento della temperatura terrestre e i McDonald, diventa evento globalizzato. I logorati motivi della crisi dei valori e dei punti di riferimento falliti non bastano più a giustificare comportamenti d’intolleranza, aggressività e micro, a volte macro, criminalità che mettono sempre più in evidenza l’assenza di progettualità per il futuro, di regole e di limiti precostituiti e fanno perdere di vista il rischio non calcolato: il comportamento dei ragazzi di oggi sta diventando inconsapevolmente estremo, lo spirito non è più di semplice ribellione, ma di guerra aperta.

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SOCIETÀ

HOMO SAPIENS MODERATOR ET HOMO SAPIENS UTILITAS

La vita organica, ci dicono, si è evoluta gradualmente dal protozoo al filosofo, e questa evoluzione, ci assicurano, rappresenta senza dubbio un progresso. Disgraziatamente, chi ce lo assicura è il filosofo, non il protozoo. (Bertrand Russell)

Mutazioni e selezione sono le basi dell’evoluzione. Qualunque forma di vita (uomo compreso), riproducendosi, è soggetta a piccolissime modificazioni genetiche trasmettibili ereditariamente. La loro accumulazione, di generazione in generazione, può portare a mutazioni sostanziali. Qui entra in gioco la selezione: se le mutazioni avvantaggiano la riproduzione avranno più possibilità di perpetuarsi, viceversa son destinate a sparire. Negli animali e nell’uomo fino a un secolo fa, è stato principalmente l’ambiente fisico a sancire il successo di una mutazione nella lotta per la vita. La robustezza, l’avvenenza ed alcune attitudini aiutavano a primeggiare e ad aumentare le probabilità di trasmettere il proprio patrimonio genetico. Successivamente questo meccanismo ha subito un’alterazione mai conosciuta sulla Terra. L'evoluzione della società ha proceduto molto più rapidamente dell'evoluzione della specie. Il progresso tecnologico e le sovrastrutture create dall’uomo, hanno modificato i criteri di successo e quindi di selezione. Molti sembrano credere che sia stata la crisi economica ad ampliare il divario tra le classi sociali (ricchi più ricchi e poveri più poveri) mentre essa ha solo evidenziato le mutazioni già in atto. Nei confronti di questa evoluzione ben poco è possibile fare, … ammesso che lo si voglia veramente. Il 2012 è l’anno in cui comincia chiaramente a delinearsi l’evoluzione dell’Homo Sapiens (cioè noi) in due nuove mutazioni: il Moderator e l’Utilitas. Apparentemente mescolati tra loro e sostanzialmente interdipendenti, in realtà sono impermeabili alla promiscuità.

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SOCIETÀ

COME TI ROVINO I BAMBINI

Genitori che denunciano le insegnanti per sgridate o punizioni (che i loro viziati bambini meritano tutte), madri che cedono su tutto e padri che si comportano da coetanei dei loro figli dodicenni

Dice un detto a proposito della condotta dei bambini a scuola: “se ai miei tempi tornavo a casa e la maestra mi aveva dato un ceffone, mia madre me ne dava un altro”. Quei tempi non sono poi così lontani: fino agli anni Ottanta educatori e insegnanti che avevano a che fare con bambini erano socialmente investiti di poteri genitoriali e sgridare o “punire” i monelli era un vero e proprio dovere. Poi è arrivata la pedagogia del buonismo (gli specialisti hanno una gran colpa nel criminalizzare lo sculaccione “simbolico”, con le loro infinite ed esasperate condanne alla presunta violenza): e da allora le cose sono cambiate. E non è stata l'onda lunga della lotta contro l'autoritarismo del '68, ma il reflusso di quelle lotte con l'avvento della società del benessere edonistico. Se a queste mode pedagogiche aggiungiamo il clima in cui siamo cresciuti tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, si può ben comprendere come la miscela esplosiva abbia creato genitori che non sanno dire mai di no e che si indignano e denunciano ad ogni piè sospinto le povere insegnanti che hanno a che fare con la generazione di viziati che stiamo allevando. Il dialogo a tutti i costi deriva da un sillogismo: lo sculaccione è una prepotenza del più forte, se la applico ai bambini per punirli allora insegno loro che è il più forte a vincere. Bisogna dialogare e spiegare razionalmente dove il vostro bambino viziato sta sbagliando nel fare un baccano d'inferno o nel mandare a quel paese l'ospite che avete a cena. Se vi risponde con una pernacchia, state calmi, cercate di spiegargli che non si fanno le pernacchie...

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SCIENZE

GIOCARE COME SCIMMIE

Sempre più vicini ai nostri cugini: anche nel comportamento di gioco i piccoli scimpanzé presentano analogie con i bambini

Ormai è risaputo che anche i cuccioli di altre specie dedicano molto tempo al gioco. Non fanno eccezione i piccoli di scimpanzé (Pan troglodytes). I piccoli di scimpanzé trascorrono in particolare molto tempo nel gioco sociale (più individui). In una ricerca realizzata da Giada Cordoni ed Elisabetta Palagi del Museo di Storia Naturale e del Territorio dell'Università di Pisa, in collaborazione con l'Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR di Roma, si è notata un'incredibile analogia tra il comportamento di gioco della nostra specie e gli scimpanzé.Tra le varie analogie delle fasi di sviluppo, basti citare che i bambini in età prescolare (0-3 anni), come i piccoli di scimpanzé, mostrano livelli più alti di gioco solitario. Al contrario il gioco sociale di lotta rimane pressoché costante dall’infanzia all’adolescenza.Vista la nota vicinanza filogenetica tra le nostre specie, anche lo studio del comportamento può risultare illuminante per comprendere le basi biologiche del comportamento stesso. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista online «PLoS One».

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Eresia nella sua etimologia greca significa “scelta”. Nel linguaggio ufficiale della Chiesa Cattolica si definiva eretico colui che opponeva una sua dottrina - una scelta consapevole dunque - alla verità dogmatica rivelata e interpretata dalla Chiesa. Il rifiuto del dogma, questa la metafora su cui si regge la denominazione di “Eretico”. Essere eretici non significa, tuttavia, opporsi necessariamente all’opinione di tutti e su tutto, ma auspicarsi un punto di vista critico e consapevole e un confronto continuo tra opposti.


COSA FACCIAMO? L'approccio a-dogmatico e multidisciplinare con cui guardiamo alla realtà mira a creare una sorta di laboratorio permanente di idee, attraverso un confronto con la società civile e l'associazionismo culturale. Se vi interessate di attualità, filosofia, letteratura, arte, scienza e volete partecipare ai contenuti del sito, se avete progetti culturali da proporre o semplicemente contribuire al dibattito scriveteci: info@ereticoideeartepensiero.com