ATTUALITÀ
DATEMI UN MARTELLO
Le celebrazioni di Berlino: i cambiamenti nel mondo diviso tra Est e Ovest
L
 e ricorrenze, come quella del ventennale dalla caduta del muro di Berlino, portano una ridondanza di ricordi e celebrazioni che a volte rischiano di saturare le coscienze. Chi non c’era non capirà mai quanta schiavitù ci vuole per comprendere la libertà, chi c’era si emozionerà, sperando di poterlo fare anche alla prossima occasione. La rievocazione lentamente si svuota di significato e ci confonde nelle tante letture degli eventi, non serve neanche ad evitare altri sbagli, infatti la Storia continua a non imparare mai dai propri errori: i muri israeliani, irlandesi, messicani, ciprioti, coreani reggono ancora benissimo, per non parlare delle barriere che abbiamo nella testa fatte di pregiudizi e false credenze. Tornando a Berlino, l’idea morale e giuridica dell’uomo a est e a ovest del muro, da una parte proprietà dello Stato e dall’altra libero di autodeterminarsi, è diventata patrimonio dell’Umanità, ma se il muro è crollato è perché è crollata prima l’ideologia che lo reggeva, il libero arbitrio umano difficilmente la spunta sulla Storia e tutto succede quando deve succedere.
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SOCIETÀ
BABBO NATALE L'AMBIGUO
Babbo Natale: simbologie e rimandi al mondo cristiano e pagano. E il suo inaspettato legame con una delle più grandi paure umane: la paura di morire. Ne parliamo con l’antropologa Elvira Stefania Tiberini, docente all’Università la Sapienza di Roma
Francia, 24 dicembre 1951. Un fatto inaspettato colpisce l’opinione pubblica francese: Babbo Natale è stato ucciso. Per volere delle autorità ecclesiastiche, è stato prima impiccato e poi il suo corpo è stato dato alle fiamme sul sagrato della cattedrale di Digione davanti a 250 bambini. Motivo della sua esecuzione: l’accusa di essere un usurpatore e un eretico e di aver paganizzato la festa del Natale. Il caso, raccontato dall’antropologo Claude Lévi-Strauss nel suo saggio Babbo Natale giustiziato, divise in due non solo i cittadini di Digione, ma l’intera Francia. Tanto che in risposta all’esecuzione voluta dal clero, il giorno dopo Babbo Natale fu resuscitato in Municipio, dove dall’alto del tetto dell’edificio, e sotto la luce dei riflettori, si presentò nuovamente ai bambini. La maggior parte dell’opinione pubblica si schierò dalla parte di Babbo Natale, affermando che essendo così dolce la sua figura e il suo procurare tanta gioia ai bambini, fosse un peccato pensare di eliminarlo dalle tradizioni natalizie. Eppure quello che bisogna chiedersi non è perché Babbo Natale piaccia tanto ai bambini, ma che cosa abbia spinto gli adulti a crearlo.
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SOCIETÀ
UN NATALE DA CONSUMARE
Gli acquisti natalizi sono una sorta di rito collettivo. Analisi dei meccanismi che inducono i consumatori a entrare in un negozio e comprare: strategie e tecniche pubblicitarie trasformano un oggetto in un sogno
La parola «sogno» entra p
 restissimo nel vocabolario di una persona: non si smette di fantasticare quando i capelli virano al bianco, figurarsi quando gli anni sono ancora pochi e la strada da percorrere è molta. I sogni non conoscono latitudini né stagioni, ma secondo molti il Natale è il periodo propizio: sarà merito (o colpa) delle storie e dei racconti che fin dalla tenera età si ascoltano e si ripetono, oltre che della convinzione che in quei giorni sia nato un bambino speciale. Tutti i sogni, tuttavia, prima o poi svaniscono e quelli legati alle feste non fanno differenza, anzi: se nel 1976 Francesco De Gregori trasformava «Dolly del mare profondo» e «il figlio del figlio dei fiori» in assassini di Babbo Natale, a simboleggiare la fine dei sogni (e delle fiabe) da bambini e l’inizio della vita adulta, la morte dei sogni di Natale era iniziata ben prima che il Principe dei cantautori desse alle stampe l’album Buffalo Bill. A pensarci bene, tutto ha cominciato a cambiare quando i sogni si sono potuti scegliere, comprare e impacchettare: ormai dentro la confezione può esserci quasi ogni cosa, purché sia a portata di portafogli o di carta di credito. E se chi riceve il regalo continua a interessarsi soprattutto a ciò che sta nel pacco, seguire l’avventura dell’acquisto e svelarne i meccanismi che possono influenzarlo è decisamente più stimolante.
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SOCIETÀ
SIATE GENTILI CON I VOSTRI FIGLI, SCEGLIERANNO LORO IL VOSTRO OSPIZIO
Si è giovani per meno di un sesto della propria vita ma, è proprio in quel lasso di tempo che ci si gioca l’intera esistenza. È l’età del rigetto delle regole e dei ruoli precostituiti. Gli adulti spesso li giudicano con severità e dimenticano che i giovani ci saranno ancora quando la quasi totalità degli adulti di oggi sarà scomparsa
 Questo scritto va letto da due punti di vista, quello dell’adulto/anziano, ex-giovane deluso con la sufficienza dei disincantati, e quello del giovane che, sovente, al pari di Tafazzi, sembra godere nel farsi del male. Ai primi giova l’ammonimento “Siate gentili con i vostri figli, saranno loro che sceglieranno il vostro ospizio!”. Mentre ai secondi occorre spiegare meglio cosa è, e cosa comporta l’incultura ed il conseguente disimpegno. Definiamo meglio l’argomento da trattare sperando di non essere troppo “pallosi”; immaginiamo la nostra vita come una torta di sei porzioni che va consumata a fette di dimensioni più o meno equivalenti.
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SOCIETÀ CIVILE
IL PADRINO EMILIANO
La mafia al nord. L'Emilia, e la provincia di Reggio Emilia in particolare, registra la presenza della criminalità, soprattutto calabrese. La 'ndrangheta nelle parole delle associazioni civili di Reggio Emilia
Metti una sera nella Bassa reggiana, ai confini con Mantova e Parma, per discutere durante una affollata assemblea pubblica di infiltrazioni mafiose nella valle del Po. Urla, litigi, contestazioni e l’impressione che il tema sia tale da non si esaurirsi con il “solito” titolo del quotidiano di destra, che ha un interesse molto pratico ed evidentemente strumentale a descrivere “quello che fu il paese di Peppone e Don Camillo” in una sorta di covo di criminali, ‘ndranghetisti e affiliati alle cosche capaci di imporsi, molto al di sopra della lungimiranza degli amministratori locali. A Reggio Emilia oltre all’impegno concreto, non da oggi, della politica, sono sorte negli ultimi anni una serie di associazioni che tengono alta la bandiera della legalità, appartenenti agli ambiti culturali più vari e spesso lontanissimi fra loro. Parlare di rischio-mafia nel capoluogo e nella provincia con alcuni fra i rappresentanti che animano queste esperienze significa ascoltare una voce diversa da quelle alle quali si dà spazio di solito, una voce poco piegabile agli interessi di una parte o dell’altra, un’opinione che per certi aspetti vale doppio perché viene da persone che in larghissima maggioranza sono volontari, e comunque decidono di esporsi in prima persona su tematiche nient’affatto comode o facili. Quattro gli interlocutori ai quali si è chiesto di confrontarsi in una sorta di forum: Mauro Ponzi (Presidente del Consorzio Oscar Romero), Giovanni Trisolini (Coordinatore della zona di Reggio Emilia per la Cgil), Gianfranco Riccò (esponente di Co.Lo.Re, Coordinamento Locride-Reggio Emilia) e Simona Montanari (coordinatrice di Libera Reggio).
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EDICOLA
L'ERETICO DI DICEMBRE: CHI HA UCCISO BABBO NATALE?
Personaggio ambiguo questo Babbo Natale, a metà strada tra essere fantastico e divinità. Porta doni a tutti i bambini durante un periodo - il Natale - notoriamente propizio al commercio e all'economia. Vizi e segreti di un personaggio tra società dei consumi e tradizioni millenarie
 L'ultimo mese dell'anno è un tradizionale periodo di festa. E questa crisi economica sempre presente nei nostri discorsi non impedirà alle famiglie e ai centri dei nostri paesi di abbellire, con la tipica iconografia natalizia, case, piazze e strade. Vi siete mai chiesti il significato di quello che vedete durante il periodo natalizio? L'origine delle credenze, delle tradizioni, dell'albero di Natale? Festa religiosa per eccellenza (ricorrenza della nascita di Gesù Cristo), il periodo natalizio si caratterizza per il pullulare di immagini fantastiche: Babbo Natale e i suoi elfi, la Befana. In che relazione stanno personaggi della fantasia e del folklore (nordico e indigeno) e l'importante ricorrenza religiosa? Altra importante caratteristica da sottolineare: quello natalizio è un momento di socialità e di generosità (almeno auspicata). Lo scambio dei regali - anche a se stessi - determina il ben noto momento di fervore e di vivacità commerciale. Sarà così anche quest'anno? Lo vedremo. Quello che qui interessa è comprendere – non senza una certa ironica curiosità – quali siano i sentieri psicologici che ci conducono all'acquisto di qualcosa. Come funziona il meccanismo della comunicazione pubblicitaria? Come veniamo attirati – con l'aiuto di un periodo di artificiale leggerezza emotiva come il Natale – verso il consumo? Particolare attenzione è dedicata alla figura di Santa Claus (l'italico Babbo Natale). Chi è costui, da dove viene? Al di là del suo aspetto famigliare scopriremo che il vecchio Babbo Natale occupa un posto del tutto ambiguo nel mondo del fantastico.
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LETTERATURA
MOSCHE DISPETTOSE E MALE UNIVERSALE
 Era un giorno piovoso di novembre. Viaggiavo in auto da solo diretto nel paese vicino. I tergicristalli consumati mandavano stonati lamenti ad ogni spazzolata. Alzai il volume della musica per coprire quel suono sgradevole. Ero quasi arrivato, si trattava solo di attraversare un passaggio a livello e dopo qualche chilometro avrei cominciato a scorgere le prime case. Ma da lontano intravidi una luce rossa che cominciava a lampeggiare accompagnata dallo scampanellio che annunciava l'arrivo del treno. Arrivai proprio davanti alle sbarre e attesi per qualche minuto. Con una certa stizza realizzai di dover attendere a lungo: si trattava di uno di quei passaggi a livello di campagna che si abbassano contemporaneamente a quello principale, magari a distanza di qualche chilomentro, e ti obbligano a lunghe soste. Spensi il motore e cominciai a pensare ad altro per dimenticare il ritardo con cui sarei arrivato al mio appuntamento.
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LETTERATURA
IL NOVECENTO NEL RACCONTO DI BORIS PAHOR
Festa del Racconto di Carpi (MO). Incontro con il Professor Boris Pahor, uno degli ospiti più attesi della scorsa edizione della Festa del racconto, evento dedicato alla letteratura e al racconto esaminato nelle sue molteplici espressioni
Nessuno
 è profeta in patria. È un vecchio, anzi vecchissimo, detto. Ma probabilmente è anche la frase migliore per definire il rapporto tra il Professor Boris Pahor e l’Italia. Scrittore triestino di origine slovena, classe 1913, Pahor è stato non solo protagonista, ma anche vero e proprio attore dei principali eventi del XX secolo. In Italia il grande pubblico ha imparato a conoscerlo solo l’anno scorso grazie a Necropoli, libro memoria in cui racconta la sua esperienza nel campo di concentramento di Natzweiler-Struthof, considerata una delle opere più impressionanti sui lager nazisti. Il destino di Pahor si intreccia in parte con quello di Necropoli, non solo perché il libro è autobiografico, ma proprio per il rapporto stesso tra questo libro e il nostro Paese. Scritto oltre quarant’anni fa, Necropoli non è mai stato tradotto in italiano fino al 2005, quando è stato pubblicato per la prima volta dal Consorzio Culturale del Monfalconese e poi tre anni più tardi, quando ha raggiunto l’apice della sua popolarità grazie all’edizione della casa editrice Fazi. Strano il destino di quest’opera rimasta pressoché sconosciuta al popolo italiano per quarant’anni. Ancora più strano il destino di Boris Pahor salito alla ribalta della letteratura italiana a 95 anni.
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COMUNICAZIONE&TERRITORIO
LE NOTIZIE INTORNO AL FIUME PO
Una mappa di giornali e televisioni tra Parma, Reggio, Mantova e Modena:
come nascono, di chi sono, cosa fanno
 La Padanìa (ammesso che esista e che si vogliano ricondurre a questa definizione tutte le terre bagnate da Sua Maestà il Po e quelle confinanti) trova sempre il modo per distinguersi. Lasciate perdere la cucina, la passione per la politica e il bel canto, la dimestichezza coi motori e vicende affini. Concentratevi sulla preghiera mattutina dell’uomo laico, ossia la lettura dei quotidiani. Chi volesse abbeverarsi solo alle “fonti locali”, in qualsiasi punto della terra di Po non resterebbe certo a bocca asciutta: se dieci anni fa il giornalista Umberto Bonafini – che quel mondo lo ha conosciuto bene e lo pratica tuttora – in un libro intitolato Le città di destra e di sinistra scriveva «Da Piacenza al mare Adriatico non v’è campanile dal quale non sventoli la testata di un giornale», oggi di bandiere di carta ce ne sono almeno due per provincia. Quello dei mezzi di comunicazione locali è un settore decisamente affollato e, sotto vari aspetti, delicato; accanto alla carta stampata, naturalmente, non vanno dimenticate le televisioni, con il loro pubblico occasionale o fedele che non va per niente sottovalutato. Non è inutile, dunque, addentrarci nella giungla dei media, cercando anche di capire chi si nasconde dietro a una testata o a un teleschermo.
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