L'Eretico. Idee Arte e Pensiero

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L'Eretico - idee arte pensiero

FILOSOFIA

DIRE DI SÌ ALLA VITA

Il vitalismo nietzscheano e l’uomo contemporaneo

di Chiara Alberini

 

Dio altniso. La figura di Dioniso è giunta fino ai giorni nostri come emblema dell’eccesso, inteso come ebbrezza, sensualità, caos. Fino al IV secolo, le celebrazioni del dio si svolgevano attraverso processioni di uomini e donne, mascherati da ninfe e fauni, che, completamente ebbri di vino, danzavano al ritmo ossessivo del ditirambo, una musica sfrenata prodotta da flauti e tamburi. Queste celebrazioni comprendevano riti orgiastici, manifestazioni di pura violenza e si concludevano con la caccia e lo sbranamento di un animale selvatico. Inoltre, l’accostamento di questa divinità all’uva e al vino, lo hanno ridotto a semplice metafora del divertimento e della perdita di controllo, dimenticando il suo significato originale all’interno della cultura greca arcaica. Dioniso era sinonimo di spirito vitale, quell’energia grazie alla quale i frutti della terra giungevano a maturazione. Alcune interpretazioni della mitologia, anche se poco accreditate dagli studiosi della civiltà ellenica, ricostruiscono l’origine del mito del dio attorno alla figura di Persefone: una divinità che con la sua presenza sulla terra, per sei mesi all’anno, portava l’abbondanza di frutti della primavera e dell’estate. Dunque, Dioniso risulta fortemente collegato a quella mitologia agricola, utilizzata da contadini e pastori per giustificare i cicli della natura. Alla luce di queste considerazioni, questa divinità non è il nume tutelare della vite come mezzo per la perdita del controllo, ma è protettore di quel frutto la cui maturazione completa si verifica in chiusura della stagione estiva: in questo senso è la rappresentazione del massimo grado di vitalità della natura, prima dell’inverno.
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SOCIETÀ

LA PASSIONE IN UN CALICE

Perché ci si trova volentieri davanti a una buona bottiglia? Perche dopo aver bevuto c’è il rischio di rivelazioni scomode? Il giornalista Massimo Zanichelli – già collaboratore con la Guida Vini de L'Espresso - spiega i segreti del vino e di chi lo beve

di Gabriele Maestri

 

alt«La prima coppa riguarda la sete, la seconda il buon umore, la terza il piacere dei sensi, la quarta la follia». Lo scrittore latino Apuleio, nell’introdurre un brano sulle muse della sua Florida, cita questo detto filosofico, sorta di proto-vademecum per il consumo consapevole di vino a tavola. Soprassediamo sulla sete (troppo banale e poi può bastare l’acqua) e sulla follia (troppo pericolosa) e concentriamoci sui due stati mediani. Che nel frutto della vite si nascondesse un “potere socializzante” fortissimo, capace di portare il buonumore all’interno di un gruppo, è cosa nota da secoli. Lo sapevano bene gli studenti del Duecento, che giravano le università europee e nei loro canti goliardici parlavano di piaceri, donne e – ovviamente – vino: non a caso uno dei Carmina Burana più famosi musicati da Carl Orff è In taberna quando sumus. Persino nella Bibbia, in cui non mancano dure critiche all’ubriachezza e ai suoi effetti, si dà gloria a Dio perché fa nascere le piante da cui si trae «vino che allieta il cuore dell’uomo» (salmo 104); del resto, la parola «vino» viene dal sanscrito vena, che significa «amare».
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SOCIETÀ

DELLA STESSA STOFFA DEI SOGNI

Le new addiction: vecchie e nuove dipendenze e bisogni mai soddisfatti.

di Maddalena Letari

 

altDal 1945 nella letteratura scientifica ci si riferisce alle nuove dipendenze facendo seguire all’ossessione manifesta il termine “addiction” per rendere il tutto più internazionale e serio. La pronuncia anglicizzante è quasi una forzatura: il suffisso si rifà all’antico uso francese della pena corporale inflitta ai debitori insolventi e l’etimo, a sua volta, deriva dal latino addictus, termine che, appunto, indicava il debitore che diveniva schiavo del creditore fino all'estinzione del debito. Chiaro è il riferimento all’essenza delle dipendenze: sogni che diventano bisogni e poi incubi. Tutte le forme di dipendenza si sviluppano se si impara che un particolare comportamento ci fa star bene in modo rapido. Dal punto di vista medico, si concorda nel considerare “dipendenza” un atteggiamento complesso e progressivo con specifici elementi biologici, psicologici e sociali che implicano: perdita di controllo e una compulsione a mettere in atto una condotta che diventa malessere, se l’individuo si trova in condizioni d’impossibilità a praticarla. Si possono annoverare nella lista patologica delle “nuove dipendenze”: sex addiction, love addiction, television addiction, workaholism, internet addiction disorder (IAD), GAP (gioco d’azzardo compulsivo), shopping addiction o compulsive buying, queste tossicomanie senza sostanze sono il segno più evidente di decadenza del nostro mondo, che propugna la religione dell’indipendenza a tutti i costi, ma ha adepti legati a filo doppio alle proprie ossessioni.
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AMBIENTE&TECNOLOGIA

LA CERTIFICAZIONE ENERGETICA DEGLI EDIFICI: UNA TARGA PER LE CASE

di Francesca Golinelli

 

Di Ce altrtificazione energetica degli edifici si è parlato molto negli ultimi due anni, ma ancora oggi resta un argomento poco conosciuto e sperimentato soltanto da chi, ultimamente, ha avuto a che fare con l'atto di compravendita di un immobile. Ma che cosa è il Certificato energetico di un edificio? E a che cosa serve? Conosciamo bene il significato della “targa energetica” all'acquisto di elettrodomestici come lavatrici, frigoriferi e lavastoviglie: sappiamo infatti che la scala di valori dalla classe G alla classe A o A+ indicata sulla targa corrisponde ad un reale risparmio in termini di consumi annui, e di conseguenza, sulla bolletta elettrica. E vi è anche una certa soddisfazione personale nel poter scegliere il prodotto migliore avendo oggi a disposizione dati e caratteristiche che solo alcuni anni fa non venivano neppure presi in considerazione: la stessa soddisfazione che dovremmo provare nell'acquistare una casa o un appartamento del quale potremmo conoscere ogni aspetto prima dell'acquisto! Non solo la superficie, il numero di stanze, il tipo di riscaldamento e la grandezza del giardino sono aspetti che fanno la differenza nel momento della scelta, ma anche e soprattutto il comportamento energetico dell'edificio, cioè quanto gas ci farà consumare annualmente per essere riscaldato e quanta energia elettrica richiederà per il condizionamento in estate.
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SOCIETÀ

IDEALISMO VS PRAGMATISMO

Oggi il termine “Ideale”, da sostantivo pregno di significati e di pulsioni positive, è degradato ad un uso, quasi esclusivo, come aggettivo qualificativo di cose spesso effimere: l’auto ideale, la vacanza ideale, ecc. Dare dell’idealista a qualcuno ha assunto una connotazione negativa perché allude alla sua mancanza di senso della realtà.

di Raffaele Giglietti

 

Idealismo è sinonimo di altspiritualismo, utopia, purezza ed è il contrario di praticità, disincanto, realismo. Queste ultime sono le caratteristiche del cosiddetto Pragmatismo. Ideali sono le fedi politiche, la libertà, gli stili di vita virtuosi, le religioni, la patria, eccetera. Tra gli idealisti si iscrivono anche: animalisti, ambientalisti, anarchici, monarchici, comunisti, … Per definizione ciò che è ideale non è reale, e ciò che è reale non è ideale. Mentre gli idealisti tengono ferma la direzione e guardano con sospetto ogni deviazione, i pragmatici sono consci del fatto che portare a termine qualcosa vuol dire tradurre (e tradire!) le idee originali. Il pragmatismo è tolleranza nei confronti dei simboli, preferenza dell’approssimazione all’esattezza e della flessibilità al rigore. Dal confronto caratteriale si evince che l’idealista è spesso serioso e triste mentre il pragmatico, in preda a “euforia relazionale”, ispira ottimismo.
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INTERVISTE

SEGNI PARTICOLARI: PORNOSTAR

«L’attore hard? Un lavoro come molti altri, solo un po’ più trasgressivo». Viaggio virtuale nel mondo del porno in compagnia dell’attrice Jessica Gayle: la vita sotto i riflettori e lontana dal set raccontata da una persona determinata e innamorata (della vita come degli affetti).

 

Una delle altdomande più frequenti che un bambino si sente rivolgere da un adulto è «Che cosa vuoi fare da grande?». La fantasia dei piccoli di solito ci ha abituati a risposte imprevedibili, dai mestieri dei genitori fino a lavori futuribili, che solo una mente fresca e lontana dallo stress quotidiano può immaginare; è rarissimo, tuttavia, che alla classica domanda sulla professione desiderata ci si senta rispondere «Voglio fare l’attore/l’attrice porno» e non è escluso che l’interlocutore, sentendo quella frase, la accolga con molto imbarazzo, se non con un moto di sdegno.

 

Eppure il mestiere in questione ormai è consolidato, se è vero che le prime pellicole di quel genere hanno almeno un secolo di vita, anche se erano proibite dalla legge (che mal tollerava infrazioni manifeste alla morale e fruttuose per il crimine organizzato) e potevano circolare solo in segreto, tra ricconi attratti da quelle prime immagini così esplicite. Si girava negli Stati Uniti e in Europa, Italia compresa e non c’è da stupirsi a leggere nei “titoli di coda” il nome di un noto erotomane come Gabriele D’Annunzio: chissà se il Vate avrebbe previsto che, vari decenni dopo, le lontane parenti di quelle protoattrici avrebbero tenuto banco in vari programmi televisivi e che il più amato degli attori a luci rosse italiani (già ritirato dall’attività) avrebbe prestato il suo personaggio a una campagna pubblicitaria, manco a dirlo, delle patatine.
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RIFLESSIONI

LIBERARE SE STESSI

Un utile esercizio: prendere in blocco le proprie convinzioni, credenze, conoscenze e metterle in discussione. Anche alcuni fondamentali concetti sui quali organizziamo la nostra vite e il nostro comportamento a guardarli da vicino non sono così chiari e definiti come crediamo

 

Confutazioni. Se è vero che le conoscenze scientifiche progrediscono spesso attraverso rotture di regole e teorie un tempo ritenute vere (si pensi a Ga altlileo), non sarà altrettanto efficace riservare alle proprie convinzioni lo stesso trattamento? A volte crediamo “vero” per tanto tempo qualcosa, ci aggrappiamo senza incertezze alle nostre credenze. Con questo termine intendiamo in senso lato un patrimonio interiore sul quale organizziamo la nostra vita. Ognuno di noi dovrebbe capire e ordinare il proprio sistema di valori e di credenze (sul Bene e sul Male, sul rapporto con l’altro...). Sembrano parole distanti, ma pur non ammettendolo o non cercando risposte dirette durante la nostra ben più concreta esistenza, l’individuo tende a darsi qualche spiegazione. E sono proprio queste spiegazioni che condizionano il nostro comportamento e la nostra vita. Una volta compreso e reso esplicito il nostro modo di pensare, sarebbe vantaggioso cercare controprove, confutazioni spietate alle nostre più salde convinzioni. Non è forse vero che, affezionati al nostro modo di leggere la realtà, cerchiamo per tutta la vita conferme a quello che riteniamo vero e giusto? Ma in tal modo ci precludiamo una via di confronto e di crescita.
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LETTURE

ADDIO ALLA VERITA'

La fine delle utopie e la verità come interpetazione

di Stefano Taddei

 

Nella contingenza alt corrente, sempre più incerta, l’essere umano ha bisogno di certezze. Con il tramonto delle ideologie, l’uomo si trova senza appigli comprovabili. Nonostante questo, da ogni angolo spuntano personaggi che tentano di imporre al prossimo una loro verità o dettare condotte morali. Spesso questo tipo di persone si giustifica appoggiandosi ad un presunto ordine naturale; si tratta spesso d’autorità religiose o apparteneti a questa sfera. Gianni Vattimo, nel suo ultimo testo, “smonta” completamente qualsiasi ipotesi di verità che possa guidare in modo autoritario l’umanità. Con la fine della metafisica non sono sparite alcune concezioni che presuppongono valori generali. Il filosofo piemontese attacca principalmente la religione e la sua pretesa di governare certe questioni essenziali del presente. Il bersaglio principale di questa polemica è la Chiesa Cattolica. Gianni Vattimo ci accompagna nelle varie contraddizioni che popolano le Sacre Scritture e che vengono utilizzate dalle autorità ecclesiastiche per fomentare modelli etici e morali per i fedeli e anche per il mondo laico. I testi sacri riguardanti Gesù Cristo, secondo l’autore, vanno interpretati sempre meno letteralmente e sempre più allegoricamente. In questo modo si possono accettare pienamente i due presupposti desunti dal Cristianesimo che dovrebbero accompagnare il pensiero contemporaneo, la libertà e la carità. Per mezzo di uno stile di giudizio che accoglie perciò la complessità del reale e, di conseguenza, delle sue interpretazioni si può superare ogni concezione coercitiva di verità. Siamo poi in un frangente in cui anche la filosofia appare ormai una semplice appendice descrittiva di avvenimenti guidati da altre discipline.
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ATTUALITÀ

LA LUNGA ESTATE CALDA

Cosa ne sarà della nostra crisi economica?

di Maddalena Letari

 

Second alto Karl Marx la Rivoluzione proletaria doveva scoppiare in Inghilterra, luogo naturalmente deputato alla rivolta, data la presenza di una forte industrializzazione e quindi di una classe operaia consapevole, invece deflagrò in Russia, paese totalmente agricolo; se Marx vivesse oggi avrebbe l’ennesima delusione. Nel Manifesto del Partito Comunista (1848) l’economista esortò i proletari del mondo intero a “liberarsi delle loro catene”, 150 anni dopo il suo appello è stato accolto con entusiasmo dai banchieri che hanno portato sull’orlo del fallimento l’economia mondiale, perpetrando un liberalismo finanziario all’orlo del suicidio. Gli ottimisti ritengono che la crisi sia già finita, dati i timidi segni di ripresa determinati dalle mastodontiche cure monetarie operate da quasi tutti i paesi occidentali, i pessimisti continuano a urlare nel deserto e i possibilisti fissano il vuoto. La gente comune semplicemente si guarda attorno, ma non riesce a ricordare nulla di simile. Gli anziani rammentano le file dei disoccupati in fila per la minestra dei poveri nella New York degli anni Trenta, mentre le uniche file che ci vengono trasmesse dai telegiornali sono oggi quelle dei caselli autostradali per la partenza o il rientro delle ferie.
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