ARTE
CESARE ZAVATTINI
Fu anche collezionista e pittore

Nel lontano 1902 nasceva, in quel di Luzzara (Reggio Emilia), Cesare Zavattini, destinato a portare nel mondo il nome del suo paese. Scrittore, soggettista, pittore, è sicuramente una tra le più importanti figure della cultura italiana del XX secolo. Lo troviamo, già nel 1929, codirettore della Gazzetta di Parma, da lì si trasferisce a Milano dove incontra gli intellettuali dell’epoca. Scrive il suo primo libro dal titolo “Parliamo tanto di me” che metterà in evidenza le sue capacità letterarie. Diviene amico del regista Mario Camerini, per il quale scrive il soggetto del suo primo film (Darò un milione) e che darà l’inizio alla sua brillante carriera di sceneggiature che lo porterà a collaborare con i più grandi registi e cineasti del ‘900 italiano, uno fra tanti Vittorio De Sica (Sciuscià, Ladri di Biciclette).
Mi ritengo fortunato di essergli stato amico, amicizia che ha prodotto in me interessi nuovi, a cominciare dalla pittura. Zavattini, infatti, vantava una collezione di opere a dir poco singolare. Aveva nella sua pinacoteca opere di cm. 10X8, avute in dono da Maestri del ‘900 italiano e straniero. Un giorno mi raccontò una storia che collegai al fatto che nella sua collezione non appariva alcun dipinto di Picasso. Cito le sue parole : “Mi recai nell’atelier di Picasso e incontrai il Maestro che stava uscendo per una passeggiata in bicicletta, parlammo in strada e ci accordammo per un futuro incontro, che purtroppo non avvenne mai” concluse il racconto dicendo “al Picasso a mal sun fat da par mè” (trad. Il picasso me lo sono fatto da solo.) Ho citato questo aneddoto perché è bene ricordare che Zavattini è stato anche un eccellente pittore. Aveva il dono di esprimere concetti conmacchie di colore. Dialogava con la natura in modo armonico, usando i colori, a volte, addirittura come i bambini, istintivamente. In realtà erano le opere di un autentico intellettuale. Mi piace ricordarlo nei suoi autoritratti, che riusciva ad eseguire con pochi segni, con quell’espressione ironica e stupita che aveva lui davanti al mondo.
Angelo Leidi
da L'Eretico gennaio 2010 Anno VI numero 11 (68)