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Figure del mutamento nell'estetica diffusa

 

altLa pratica artistica può rappresentare uno stacco sostanziale al normale flusso del tempo del vivere delle persone. Il concetto di arte e di creatività si è parecchio trasformato rispetto alle epoche precedenti. Una notevole disamina su tale sistema non può prescindere da tale situazione. Questo viene giustamente presupposto nel saggio di Luisa Valeriani, Performers Figure del mutamento nell’estetica diffusa ( Meltemi Editore, pp. 215 ). Il testo vuole trasmettere un superamento dei vetusti concetti di arte come apparato culturale da assumersi nei consueti luoghi espositivi come i musei. L’estetica di più grande impatto verso il pubblico passa infatti oggi attraverso la grande comunicazione planetaria, la moda o la pubblicità. Spesso la gente guarda all’arte in una modalità non più corrispondente alla contemporaneità. In una società fortemente individualizzata e dove le ideologie si frammentano in molteplici rivoli di non senso, anche nella ricerca creativa sono alcune singole persone, i performers, che sedimentano le indagini più pregnanti. Questi autori,tra i quali certamente Marcel Duchamp possiede una sorta di primogenitura, hanno la capacità di catalizzare l’attenzione di tante persone e si muovono tra i differenti ma limitrofi campi dell’estro nell’attualità. È solo rifacendosi alla moda o alla comunicazione che questi dispositivi di senso possono però essere spiegati. Questo certifica il fatto che l’arte è ben più avanti rispetto al suo sistema, ancora purtroppo ancorato ad una fruizione selezionata da apparati non più sintonizzati con la contingenza più stringente. Mettersi nei panni del visitatore, interagire con lui, questa è la salvezza per un’indagine estetica che non voglia chiudersi in un alveo autoreferenziale. L’architettura, in tale senso, ha molto da proporre perché può rappresentare un veicolo per nuove aggregazioni sociali. L’arte in generale però, secondo l’autrice, dovrebbe porsi in modo differente dalle sue parenti strette moda e pubblicità e, di conseguenza, ristabilire la sua peculiarità educativa verso il prossimo che tanta importanza ha avuto nelle epoche passate. Così anche il tempo dell’esistenza della gente potrebbe assumere inusitate valenze.

Stefano Taddei

 

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