SOCIETÀ
LUSSURIA IN WEBCAM
Storia di una donna che da due anni si esibisce in Rete per soddisfare le richieste di chi la vede. «Prima facevo la cubista e non arrivava un lavoro vero; ora sto in cam anche 8 ore al giorno».
L’esperienza da cubista di Gessica è andata avanti alcuni anni, per molti fine settimana: «Negli altri giorni facevo altro e posso dire di aver fatto di tutto, dalla cameriera alla donna delle pulizie alla saldatrice; tre anni fa ho lavorato come metalmeccanica, l’ho fatto per un anno poi ho smesso». Nel frattempo la donna aveva abbandonato anche il cubo: «In fondo quello dei locali era un brutto ambiente – precisa – so cosa significa la tossicodipendenza, non volevo vedere certa roba e sono scappata via, per non rischiare di finire in quel giro anch’io». Spesso il ruolo della cubista è avvicinato a quello di una donna di facili costumi, che provoca e si concede facilmente, ma per Gessica non è stato così: «Sul cubo mi scatenavo, potevo essere sexy, ma niente di nudo o di volgare; oddio, è capitato qualche volta che io rivestissi i panni della “cameriera sexy”, quella che gira per i tavoli in intimo e si ritrova le banconote dei clienti nell’elastico delle mutandine, ma niente di più: in fondo ero appena uscita dal collegio e sentivo il bisogno di divertirmi e ricevere qualche soldo».
La scelta di passare alle esibizioni in webcam è maturata circa due anni fa, ma già prima Gessica aveva cercato di reagire alle difficoltà a trovare un lavoro “normale”. «In fabbrica il lavoro vero non arrivava, anche perché ero quasi costretta ad appoggiarmi alle agenzie di lavoro interinale, facevo tremila lavori e non riuscivo ad ottenere nulla di concreto; anche a fare la cameriera nei ristoranti si prendeva molto meno rispetto a qualche anno prima, così ho cercato di muovermi a modo mio». Il passaggio al web è stato fulmineo: «Un giorno un amico mi parlò della possibilità di esibirmi in webcam. – ricorda Gessica – In pochissimo tempo ho deciso di provare, iniziai a fare spettacoli proprio con quell’amico, ci guardavano in diversi». I dubbi, all’atto di cominciare, non sono stati molti: «Qualche piccola preoccupa-zione l’avevo, pensando che molte persone che girano per la Rete non sono molto normali, sta a chi entra in contatto con loro riconoscerli e col tempo si impara, come nella vita. Un tale, ad esempio, mi offriva dei soldi perché io in cam facessi dei sacrifici di animali, ma io non ho accettato e, parlandone con altre donne che fanno la mia attività, ho capito che questo era pazzo, ma non era da solo in Rete: lì c’è il mondo come è fuori, ma sei più protetto perché sei in casa e, se ti poni dei limiti, li rispetti e basta non uscire dalla porta; peraltro so proteggermi bene anche se esco». C’è chi si esibisce su internet per arrotondare uno stipendio, ma Gessica e altre hanno trasformato l’attività in una sorta di lavoro, almeno per il tempo che vi dedicano: «Mediamente passo 8 ore al giorno davanti alla webcam, me lo sono imposta. – chiarisce – Ho ancora nel sangue l’orario del lavoro in fabbrica, inizio al mattino, pranzo, poi dopo mezz’ora sono già davanti al Pc». Gessica preferisce non rivelare quante richieste di accesso ha ogni giorno («Ne ho il giusto») e quanto guadagna in un mese («Le donne con un seno voluminoso guadagnano 3mila euro, io all’incirca la metà, non sono una che spende molto, non ho vizi»), ma ammette che la cercano in tantissimi: «La metà di loro, però, sono curiosi o ragazzini. – ammette – I clienti seri, quelli davvero interessati e che pagano, sono gli uomini di una certa età; la maggior parte di quelli che non vogliono pagare hanno tra i 18 e i 20 anni, addirittura qualcuno dichiara 17 anni e prova a farmi cedere, ma io li cancello immediatamente». La varietà di chi sta dall’altra parte della webcam, del resto, è sorprendente. «Solitamente mi chiedono di masturbarmi, di essere penetrata da un altro uomo o con oggetti, anche analmente. – racconta Gessica – Alcuni hanno la fissazione dell’abbigliamento e chiedono di vestirmi da ragazza, poi da donna e magari da prostituta; altri mi vogliono vedere legata, ammanettata o umiliata in vari modi, anche se non mi piace farmi comandare da altri e per queste cose chiedo di più. Ci sono poi non pochi “schiavi a distanza”, che amano essere sottomessi e umiliati; c’è chi vorrebbe perfino che usassi la sua carta di credito, ma non lo farò mai». In media gli uomini pagano per un’esibizione di dieci minuti («C’è però chi scappa dopo cinque minuti o anche meno, se nel frattempo arriva la moglie!» sottolinea ridendo Gessica), per cui durante una giornata Gessica viene contattata da moltissimi uomini. Ma in tutte quelle esibizioni c’è spazio anche per il piacere? «A volte mi capita di eccitarmi, è vero – spiega Gessica – Magari capita un uomo davvero bello e mi diverto, facendolo impazzire anche per farlo tornare; mi sento in qualche modo onorata di “giocare” con tanta bellezza e poi finisco per chiedermi come possa una persona così affidarsi alla webcam». L’eccitazione, però, non arriva mai al suo culmine: «Non arrivo mai ad avere un orgasmo davanti al pc, lo considero un fatto mio privato – chiarisce – so controllarmi e se mi chiedono un orgasmo dico di no». Del resto, anche chi si esibisce per provocare l’eccitazione altrui conosce l’imbarazzo: «Mi mettono in difficoltà i complimenti, ritengo di essere timida anche se non sembra. – spiega Gessica – Forse la cosa che mi piace di più sentirmi dire è “Leggo nei tuoi occhi che sei sincera”, ma per il resto non saprei». La gente raggiunge Gessica attraverso il suo blog, nato un po’ per mostrare foto e video e un po’ per raccontare sé e altre storie. «Non c’è un tempo standard da dedicare ogni giorno al sito. – precisa – Se voglio ci lavoro 5 minuti come due ore, c’è sempre da fare se si vuole. Per un po’, a dire il vero, avevo tolto i miei video, c’è chi diceva che rubavo il “lavoro” ad altre e che ci avrei rimesso, ma io penso anche a chi non ha i soldi». Si è mai pentita Gessica Lion delle scelte fatte? «Rifarei tutto quello che ho fatto, ne sono più che convinta. – risponde – Credo che andrò avanti finché potrò a fare questo lavoro, cercando di mettere da parte qualcosa visto che non avrò la pensione. Certo, ho comunque dei sogni, mi piacerebbe comunque formare una famiglia, come a ogni donna del resto, ma se non dovesse accadere non importa. Certo, se avessi potuto avrei studiato ». E se oggi arrivasse la possibilità di un lavoro non precario? «Nada, io sto bene qua ora!».
Minima Immoralia



