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STORIA DELLA CULTURA

LETTERATURA POTENZIALE

Come si produce letteratura? Da dove nascono le opere poetiche e narrative? È tempo di liberarsi dell’immagine tradizionale del poeta ispirato, dotato di un’intelligenza e di una fantasia fuori dalla norma

 

Oulip alto e la letteratura potenziale. Concentriamoci sul secolo appena concluso, il ventesimo, padre di innumerevoli avanguardie artistiche e generatore di sperimentazioni acrobatiche in quasi ogni settore dello scibile umano. Focalizziamo la nostra attenzione sulla letteratura. Restringiamo ancora di più il campo, per individuare i più significativi tra gli esperimenti in campo letterario. Ed ecco che il nostro sguardo finirà inevitabilmente per soffermarsi sulla Francia, la Francia di Oulipo, per la precisione. Oulipo nasce nel 1960, per iniziativa di Raymond Queneau e di Francois Le Lionnais; è l’acronimo di Ouvroir de LIttérature POtentielle, traducibile in italiano come “laboratorio di letteratura potenziale”. Cosa si intende per letteratura potenziale? Questo richiamo aristotelico, molto frequente anche nel linguaggio comune (di solito si dice di uno studente che ha grandi potenzialità proprio quando i suoi risultati in campo scolastico potrebbero essere eccellenti mentre, di fatto, risultano scarsi), indica una letteratura che non è ancora stata creata, che di fatto non esiste, ma che può essere portata alla luce partendo da opere preesistenti oppure da nuove regole e procedimenti linguistici. Oltre ai già citati Queneau e Le Lionnais, di Oulipo facevano parte anche George Perec e Francois Roubaud, nonché altri letterati e matematici francesi; e nel 1972 venne invitato a prendervi parte anche il nostro Italo Calvino.

 

La ricerca di nuove strutture. I membri di Oulipo cercavano di distaccarsi dalla seriosità della cultura, in specie quella accademica, e di fare della creazione letteraria un gioco stimolante e ironico. Con un atteggiamento a cavallo tra il rigorismo più rigido e la fantasia più sfrenata, ritenevano che determinate costrizioni (in francese contraints), restringendo il campo delle possibilità, di fatto stimolassero a creare opere innovative. Alcuni di questi vincoli consistevano in limitazioni, ad esempio il divieto di utilizzare una o più lettere dell’alfabeto (in gergo tecnico lipogramma), altri in metodi di auto-generazione di testi, come nel caso dell’imposizione di sostituire ogni termine di un testo preesistente con un altro ricavato per mezzo dei procedimenti più vari (ad esempio, sfogliando il vocabolario sempre di uno stesso numero di pagine). Possiamo dire che lo scopo di Oulipo fossero i mezzi, più che i fini, l’invenzione di procedimenti linguistici e strutturali sempre nuovi e sempre più restrittivi, più che il risultato dato dalla loro applicazione.

 

Ambiguità della letteratura potenziale. Seguendo alla lettera la definizione appena data, potremmo affermare che ogni poesia tradizionale, nel senso di riconducibile ad un dato schema fatto di regole e restrizioni codificate (relative al numero di sillabe, agli accenti, alle rime, ecc.), è di fatto un’opera di letteratura potenziale. Ma allora, ci siamo detti, gran parte della produzione poetica potrebbe rientrare sotto questa etichetta, o trovarsi in una posizione liminare. Qual è dunque il criterio per individuare un’opera di letteratura potenziale? Abbiamo rivolto questa domanda a Ruggero Campagnoli, ordinario di Letteratura Francese presso l’Università di Bologna, nonché traduttore dei lavori oulipiani nel volume Oulipo. La letteratura potenziale. (Creazioni Ri-creazioni Ricreazioni). «È proprio questa, a mio parere, la grandezza e la funzione storica dell’Oulipo: aver creato un’ambiguità attraverso la quale può passare il rifiuto del modernismo e delle sue avanguardie sul recupero della tradizione. Non c’è dubbio che il sonetto sia una struttura in senso oulipiano, ovvero un sistema di restrizioni abbastanza forte per essere meravigliosamente produttivo, e in più che sia una struttura dotata, in quanto tale, di una bellezza sublime, già celebrata nei secoli. Tuttavia, non è più una struttura oulipiana, anche se in senso proprio lo è stato al momento della sua invenzione, perché le sue esecuzioni si sono moltiplicate. La logica oulipiana sposta l’attenzione sulla struttura più che sull’esecuzione: anzi, l’esecuzione è solo una dimostrazione della potenzialità, in senso aristotelico, della struttura; quindi una seconda esecuzione è priva d’interesse. Tuttavia, nascosta anch’essa dietro lo scherzo, c’è una chiara implicazione. Quando un oulipiano si accorge di aver proposto una struttura già inventata, capovolge ironicamente il senso della storia e chiama il vecchio modello “plagio per anticipazione”: è l’antico che plagia il moderno. In questo modo l’oulipiano rimuove l’imitazione, concetto che rivelerebbe il fondamento classicheggiante dell’oulipo. Ma, dietro il rifiuto modernistico dell’imitazione, c’è il recupero della confezione contro l’ispirazione, con cui si apre un percorso all’indietro nel tempo. Basta accettare la moltiplicazione delle esecuzioni e si torna all’atteggiamento neoclassico.»

 

Divieto di ripetizione. «La struttura rigidamente oulipiana - continua il professor Campagnoli - non può essere utilizzata più volte, pena la ricaduta nell’imitazione. L’oulipo conserva uno statuto sperimentale solo nella produzione di nuove strutture, e non nella produzione di esecuzioni. Dalla seconda esecuzione lo statuto della creazione letteraria non è più sperimentale, è imitativo e, essendo imitativo di restrizioni codificate, è più vicino all’accademia che all’avanguardia. L’Oulipo fa di tutto per rimuovere questa vicinanza, eppure fra i suoi numi c’è il poeta Paul-Jean Toulet, inventore delle “contrerimes”. Paul-Jean Toulet apparteneva a un gruppo di poeti detti “fantaisistes”, abbastanza legati alla tradizione simbolista, un poeta arretrato dunque, rispetto all’esplosione a lui contemporanea del modernismo antiaccademico –poeta finissimo però, sottovalutato appunto dai modernisti per ragioni ideologiche. Se l’unico modo per mantenere viva la letteratura potenziale è continuare a sperimentare sempre nuovi meccanismi combinatori e restrittivi, sorge spontaneo il dubbio: un giorno essi si esauriranno? Oppure potremo continuare ad inventarne all’infinito? Non esiste a mia conoscenza una teoria abbastanza potente da limitare il numero possibile delle restrizioni, né una teoria capace di dimostrarne l’infinità. Quindi le risposte positive o negative sono chiaramente infondate, cioè non hanno fondamento sufficiente.»

 

Oplepo e Opelpo. Ruggero Campagnoli non è solo traduttore, ma poeta egli stesso. Alcuni anni dopo la pubblicazione della raccolta di scritti oulipiani, decide di trasferire l’esperienza francese in Italia, fondando, insieme a Raffaele Aragona e a Domenico D'Oria, l’OPLEPO, ovvero l’OPificio di Letteratura POtenziale. Esso nasce a Capri nel 1990, come scherzosa applicazione del già citato “plagio per anticipazione”, nel senso che sono i francesi dell'OuLiPo ad essere indicati come coloro che hanno plagiato in anticipo sui tempi i lavori dell’italiano OpLePo. I principî guida sono sempre gli stessi: la ricerca e l’elaborazione di strutture, metodi, restrizioni potenzialmente utilizzabili per la produzione di finzioni artistiche di ogni genere e specie. Tuttavia, nel 1998 Campagnoli se ne è distaccato, dando vita, con Marco Maiocchi e Aldo Spinelli, al quasi omonimo OPELPO (OPificio di ELaborazione POtenziale). Abbiamo chiesto al professore di spiegarci il motivo del suo allontanamento, che cosa distingua le attività di un gruppo da quelle dell’altro e in quali rapporti siano i loro membri con quelli dell’ancor vivo Oulipo. Ho promosso la fondazione dell’Oplepo partendo dal lavoro condotto per l’edizione italiana della Letteratura potenziale, e gli ho trovato il nome, come appare da quanto Calvino mi scrisse in proposito, che si può leggere nella raccolta delle sue lettere (1940-1985). Ne sono stato presidente dalla fondazione e ne sono uscito per incompatibilità teorica, essendo contrario alle restrizioni molli accettate dalla maggioranza, e per opposizione al rifiuto del mio Matrimonio delle Principesse, un caso a mio parere notevole di letteratura semiautomatica, da parte di personaggi che non ne avevano capito granché. C’era anche un po’ di noia per la ripetizione dei cerimoniali, cui ovviamente si aggiungeva un’incompatibilità antropologica, perché non sopportavo più la maggior parte dei membri, ed ero felice diconstatare che l’antipatia era reciproca –in questi casi le avanguardie, vere o finte, fanno una scissione. Ne sono uscito con chi la pensava come me e ho potuto liberare Il Matrimonio delle Principesse, che poi è stato rappresentato a Milano e dintorni con buon successo di risate in platea. Uscendo ho promosso la fondazione dell’opelpo, che si distingue dall’oplepo solo per una diversa idea della restrizione, e per l’autonomia totale dall’arrivismo letterario. L’opelpo, ora presieduto dal delizioso Aldo Spinelli, non si prende sul serio, e per questo fa molto poco, né si occupa di assillare gli oulipiani, che pur stima ed ascolta, per ottenerne un riconoscimento.

 

Inquadramento storico. Dalle parole di Ruggero Campagnoli, insomma, ci sembra di poter arguire l’ancora attuale vitalità della letteratura potenziale, sia in Francia, dove Oulipo continua a produrre i suoi lavori, sia in Italia, dove abbiamo ben due gruppi che lo emulano. Per tentare di dare un giudizio di tipo storico più generale, abbiamo chiesto al professore come colloca nella storia della letteratura le sperimentazioni potenziali. Esiste una linea continua (come ad esempio sembra sostenere Hocke ne Il manierismo nella letteratura) oppure periodi in cui esse vanno più di moda? E come si pone in questo senso il nostro tempo, la contemporaneità? Si tende a considerare queste esperienze invecchiate o al contrario ancora feconde? Cosa è rimasto di esse, a parte Oulipo e i gruppi ad esso ispirati? «Linea continua e ripresa nella moda non sono per nulla in contraddizione. Lo stesso Hocke afferma la linea continua in termini di qualità, di presenza ritmica, non di quantità permanente. La continuità intermittente è del resto facilmente mostrabile. I famosi calligrammi di Apollinaire, sulla cui innovazione si sdilinquiscono lettori poco informati, si trovano già, per esempio, nel bizantino Simia di Rodi e nel francese barocco Robert d’Angot. Per me l’Oulipo è stata la porta, indispensabile e unica, per uscire dalla prigione del conformismo modernistico. Ormai la sua azione propulsiva mi sembra in calo, né m’interessa più tanto, avendone trasferito le conseguenze in una nuova iniziativa, “NeoArcadia”, diretta dal competente Gian Paolo Renello. “NeoArcadia” è il risultato del reinserimento dell’imitazione, anzi torna a fare dell’imitazione la base della produzione letteraria, e il cerchio si chiude – almeno per me.» E per noi? L’idea di una letteratura alla portata di tutti, di una poesia che è anche gioco, ci piace. Senza dare troppo peso alle restrizioni imposte dai gruppi letterari citati (L’oulipo rifugge dalle facilitazioni e cerca il record, cerca la struttura difficilissima da eseguire, ci ha detto il professor Campagnoli), possiamo cominciare a sbizzarrirci nell’applicare a nostro piacimento i vari procedimenti creativi, e magari insegnarli anche nelle scuole (come propone lo stesso Campagnoli nell’Introduzione al volume Oulipo), per mostrare alle nuove generazioni la possibilità di un rapporto più ludico con la poesia.

 

Elena Bonesi

 

 

Un sentito grazie a Christian Delorenzo, senza il quale articolo e intervista non sarebbero stati possibili.

 

Ruggero Campagnoli è nato a Bologna nel 1941. È professore ordinario di Letteratura Francese presso l’Università di Bologna. Nel 1998 è stato insignito del titolo di Chevalier dans l'Ordre des Arts et des Lettres, e nel 2005 è stato nominato Dottore Honoris Causa presso l’Université de Haute Alsace. Curatore, insieme a Yves Hersant, della traduzione ed edizione italiana di Oulipo. La littérature potentielle (edita in Francia nel 1973), è stato cofondatore e presidente dell'OPLEPO (Opificio di letteratura potenziale), dal 1990 al 1998, e poi cofondatore e membro del direttorio di OPELPO (Opificio di Elaborazione Potenziale, la cui attività può essere seguita sul sito http://www. opelpo.org).

 

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