EDICOLA
BUFFONI E GIULLARI
Homo ridens tra ironia e dissacrazione
Il c

omico e l'umano pare coincidano. Gli altri esseri viventi diversi dall'uomo non possono cogliere la sfumatura comica di un evento, di una situazione, di un comportamento. La comicità, d'altra parte, è parente stretta della satira e quindi porta d'accesso per l'ironia dissacratoria. Ridere e far ridere di qualcosa di serio, di sacro, di tremendamente angosciante è sempre stato un comportamento salutare degli esseri umani. È proprio il prendersi troppo sul serio, forse, ad aver determinato tanti eventi luttuosi nella storia della nostra specie. Provate a pensare per un momento se la folla riunita ad ascoltare i folli dittatori del ventesimo secolo avesse risposto con una fragorosa pernacchia alle farneticazioni xenofobe e guerrafondaie; oppure se i popolani riuniti ad ascoltare un processo di stregoneria avessero reagito ridendo e, liberata la malcapitata strega, avessero iniziato a festeggiare e a deridere gli sbigottiti fondamentalisti religiosi. Certo, la storia è andata diversamente, e ancora oggi le nostre “nobili” idee le portiamo avanti talvolta con una tale testardaggine da non capire e non riuscire ad ammettere che le nostre sono state risibili convinzioni. Deridere se stessi, quindi, oltre che atto liberatorio è anche atto di umiltà e di apertura verso il cambiamento.
Il numero di maggio segue come filo conduttore proprio l'ironia dissacratoria, l'atto del ridere. La figura metaforica del giullare – colui che scherzando osa criticare il potente e denunciare le sue malefatte – riassume tutta la forza di questa dimensione emotiva ed intellettuale. Indagheremo, dunque, l'aspetto “etologico” della risata. Gli animali hanno un loro modo di ridere? Cosa rende la risata un'azione soprattutto umana? Dalla voce di un noto comico, poi, ascolteremo il dietro le quinte di quegli encomiabili buffoni che, come detto in precedenza, rendono meno seri e per questo più comprensibili coloro che si prendono troppo sul serio. Ridere, o comunque approcciarsi con ironia, sono poi importanti vie per capire il mondo. Lo sanno bene i filosofi, che deridono il mondo deridendosi contemporaneamente. Socrate lasciava che i suoi stessi interlocutori dimostrassero l'infondatezza delle loro opinioni e questo poteva assumere (non per i malcapitati) una certa carica divertente. Cosa dire poi dell'effetto comico, ironico nel teatro, nella letteratura, nel cinema? Sono questi gli ambiti artistici nei quali l'ironia e la dissacrazione sono tollerati e ricercati. Un recinto, quello artistico, dove l'ironia ha potuto sopravvivere anche nei periodi più bui della civiltà, talvolta abilmente mascherata e dissimulata. Che la risata sia semplice riflesso comportamentale rigidamente strutturato dalla genetica, dai meccanismi neurologici stimolati dagli eventi ambientali, o che sia raffinato e complesso fenomeno culturale difficilmente spiegabile, rimane il fatto che ridere, deridere, sdrammatizzare sono e rimarranno alcuni dei più utili espedienti evolutivi per adattarsi ad un mondo che qualche volta appare decisamente tragico.