Cristina Bocella
Arte, musica, cinema
ARTE
FANTASIE CROMATICHE INTERGALATTICHE
I quadri di Ruggeri sono solo apparentemente pensati e impostati razionalmente, in realtà sono il frutto di una creazione spontanea, quasi selvaggia. Il punto di arrivo non è prevedibile; il punto di partenza può mutare direzione in nome di qualcosa che si chiama fantasia.
Paol
o Massimo Ruggeri è nato a Cremona nel 1955, ma “ avrebbe potuto essere qualsiasi altro anno e luogo”. Non ha molta importanza, non si identifica né in un luogo, né in un tempo storico, ma si sente molto Paolo Massimo, nell'accostamento degli opposti del suo nome. Ha sempre dipinto, sin dall'infanzia, in un primo momento esclusivamente per se stesso, per un'esigenza personale. Poi a 19 anni la prima mostra. Da quel momento, anche se a fasi alterne, avverte la necessità di esporre pubblicamente i suoi lavori. Dichiara: «mi piace pensare che i miei quadri si muovano, abbiano una loro vita, perciò ho iniziato a fare mostre personali a Milano, a Ferrara, in Costa Azzurra. Sono molto legato alla Francia e alla cultura francese». Proprio perchè “vivi” i quadri di Ruggeri non hanno cornici. Incorniciare un quadro significa per l'artista limitarne lo spazio vitale e di conseguenza la libertà di “viaggiare”. Per un periodo molto breve dipinge “paesaggi” essenziali e atmosfere rarefatte di grande suggestione, utilizzando colori molto tenui e pennellate spumeggianti.
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Angelo Leidi
Arte, musica, cinema
ARTE
PRIMO CONTI
L'ultimo dei futuristi
 Nel 1960 incontrai per la prima volta il pittore Primo Conti, definito dalla critica dell’epoca “l’ultimo dei futuristi”. Mi accolse nella sua villa di Fiesole (Firenze), oggi sede della Fondazione Primo Conti che ha visto realizzato il desiderio del Maestro stesso, cioè quello di raccogliere “il ricordo e la testimonianza dei più importanti movimenti innovatori del Novecento. Rimasi molto colpito dalla sua figura. Primo Conti nasce a Firenze il 16 ottobre 1900 e, fin dall’infanzia, manifesta una sorprendente attitudine alla pittura. A diciassette anni, dopo aver incontrato Balla e Marinetti, Primo forma assieme ad altri, tra i quali il pittore Rosai, il Gruppo Futurista Fiorentino. Ha occasione di incontrare i maggiori esponenti delle avanguardie storiche, tra cui Picasso, che lo definirà enfant prodige. La sua pittura evolve poi verso una visione metafisica.
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Carlo Maramotti
Arte, musica, cinema
MUSICA
PORTISHEAD: UN FILM DA BRISTOL
È passato un
 altro anno di Fonorama* e lo chiudo con un doveroso ripescaggio di un disco uscito 15 anni fa, che ha creato una nuova tendenza musicale e appassionato molti ascoltatori. Personalmente all'epoca non mi ero accorto dell'esordio dei Portishead, ma è proprio con quel disco, Dummy, che si può far iniziare la saga del triphop: strana miscela tra hip-hop e...mille altre cose. Genere che ha prodotto centinaia di dischi e ha influenzato molti artisti negli anni seguenti. L'originalità e la freschezza di questa musica sta proprio nell'essere la sintesi di esperienze musicali che spaziano dal soul al jazz, dall'hip-hop alle colonne sonore da film. Forse proprio l'aggettivo cinematografico è quello che più si addice al sound del gruppo inglese, oltre a unico ed inconfondibile, perché è tale la ricchezza e la cura degli arrangiamenti da fare di ogni canzone una sorta di “mini colonna sonora”. L'uso della chitarra e delle tastiere riporta alla mente film di spionaggio alla James Bond, oppure fumose canzoni degli anni '50. Sotto queste trame oscure ci stanno ritmiche smaccatamente rap che danno quel tocco di moderno da renderle abbastanza accattivanti. Il resto dei pezzi invece si articola tra languide canzoni soul disturbate da campionamenti mandati a metà della velocità originaria, e canzoni jazz da club deserti. È facile intuire che l'atmosfera del disco è malinconica, ombrosa, profondamente inglese insomma, e parte della responsabilità va ascritta ad una componente che non ho ancora citato: la voce femminile di Beth Gibbons.
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Donata Farri
Arte, musica, cinema
MUSICA
ROHMER
Rock
astratto in dialogo col silenzio
a
cura di Donata Farri
Soundvillage
intervista i Rohmer, gruppo genovese che propone un rock astratto
che dialoga con il silenzio. Il gruppo è formato da Boris Valle
(pianoforte), Agostino Macor (tastiere, sintetizzatori, piano
elettrico, mellotron, xilofono), Fabio Zuffanti (basso, elettronica,
voce) e Maurizio Di Tollo (Batteria, voce). Per noi Fabio Zuffanti.
Ciao
Fabio, parlaci del vostro gruppo. Chi sono i Rohmer?
Il
progetto Rohmer è nato nel 200. Il gruppo prima si chiamava
Finisterre ed è stato operativo dal 1994 allo scorso anno. Nel
settembre 2007, a seguito dell’abbandono del chitarrista/cantante
Stefano Marelli, i Finisterre hanno deciso di voltare pagina e da lì
sono nati i Rohmer che portano avanti e sviluppano alcune
caratteristiche del Finisterre-sound, ovvero il lato più
introspettivo e ‘sospeso’ di quella che era la nostra precedente
avventura musicale.
Ci
siamo da subito concentrati sul materiale che avrebbe costituito il
nostro primo album cominciando a registrarlo già alla fine del 2007
e completando il lavoro nel settembre di quest’anno.
Il
nome Rohmer è un omaggio nei riguardi di Eric Rohmer, cineasta
francese attivo oramai da quasi di 60 anni. Il cinema di Rohmer è
semplice e lineare, non c’è un fotogramma fuori posto e spesso
racconta storie molto semplici. Ha però il gradissimo pregio di
trasmettere con pochissimi mezzi tutto quello che c’è da
trasmettere in una maniera così emozionante e ricca da lasciarti
dentro una bellissima sensazione di profondo piacere e leggerezza.
Esattamente la stessa cosa che ci siamo prefissati di realizzare con
questo progetto nei confronti di chi ci ascolta.
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Redazionale
Arte, musica, cinema
ARTE
CLAUDIO BATTISTI, TECNICA E SPONTANEITÁ
Pittore e disegnatore eclettico, claudio battisti ci racconta in breve la sua storia artistica fatta di passione e di spontaneità
 Claudio Battisti, classe1963, si dedica all'arte fin dalla giovinezza. Inizia, come molti, dietro suggestioni esterne, in particolare ammirando le opere degli Impressionisti. Artista eclettico, Battisti sostiene di essere alla continua ricerca di soggetti e stili diversi. Guardando i suoi lavori, infatti, notiamo come da classici paesaggi resi con precisione fotografica, si passi a rese del colore di tipo impressionista, fino ad arrivare alla ritrattistica che senza timore di sbagliare definiremo realista. I suoi soggetti nascono dal mondo che lo circonda. Nato e cresciuto a Gonzaga (MN) e rimasto a contatto con la natura e le persone della sua terra fin da bambino, gli è parso quindi naturale riprodurre quel mondo. Claudio ritorna nel suo studio e riprende a creare. Nella sua modestia, Claudio Battisti sottolinea più volte il suo ruolo di semplice amatore e appassionato. Non ha obiettivi e ambizioni, sostiene, il piacere di creare si giustifica da se stesso.
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