RACCONTI
SOLUZIONE DEI PROBLEMI
di Andrea Reverberi
Domenica 17 Giugno da tre ore e trenta. Analisi mediche sparse sul pavimento della camera. Frammenti di soprammobili in un angolo. Mozziconi di sorrisi a pagamento nel posacenere. “Marco è un nome del cazzo”. Lo dice a voce alta nonostante l’ora tarda. “Uno di quei nomi che, se non ti fai subito un gran soprannome, li puoi pure gettare nel cesso e tanti saluti!”. Sta seduto nudo e verme sul letto sudato. Sia lui che il letto, sudati. Le lenzuola col mare disegnato sono molto realistiche. La voce calda al gusto di sigaro di Ibrahim gli arriva dallo stereo. Gli ricorda che c’è molta gente che vive tutto diverso da come vive lui. El sueno de Cuba lo avvolge. Il gusto di tabacco alla mela che ha in bocca lo aiuta un po’. “Ibrahim è un nome coi controcazzi, se mi chiamassi così sarei già famoso da un po’...”. Un angelo del cazzo gli aveva detto qualche sera prima (parlando di lui a voce alta come se non ci fosse) che se non era già diventato famoso non lo sarebbe diventato mai più. Un angelo ubriaco ed in vino veritas, l’ha beffeggiato. Gli ha detto che la sua musica era “troppo intellettuale”. Quella sera aveva seriamente pensato di strappargli le ali e cucinarle arrosto con le patate. Poi si era riguardato “Hannibal” (quanti spunti) e due volte “Paura e delirio a Las Vegas”. Si era calmato. C’erano già nell’aria cose più importanti. Era anche squillato il telefono. Ma non aveva avuto voglia di rispondere.



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