SOCIETÀ
L’OTTAVO PECCATO DEL CAPITALE
Più che raddoppiate le denunce per corruzione in Italia, l’onestà è in declino o lo è sempre stata.
 Fino ad oggi l’imbroglione Totò ha percorso migliaia di chilometri, inseguito dalla guardia Aldo Fabrizi, in debito d’ossigeno, ma caparbiamente attaccato al suo senso del dovere e alle terga del ladruncolo che vuole fregarlo. La pellicola in bianco e nero ci dona tutte le volte un’immagine romantica del “Guardie e Ladri” che ha vivacizzato anche i nostri giochi infantili, un’immagine troppo lontana da quello che oggi è la lotta alla criminalità, distante in forma e sostanza. Ora le forze dell’ordine, mal pagate e mal viste, fanno più fatica del corpulento protagonista del vecchio film e i delinquenti sono più subdoli e meno simpatici del principe de Curtis. Non metto mai la mano sul fuoco per niente e per nessuno, ma potrei giurare sull’integrità, nella finzione cinematografica, di Fabrizi, se Totò avesse tentato di corromperlo; sono sicura che la guardia l’avrebbe guardato in tralice, alzando una spalla e poi l’avrebbe condotto a San Vittore. I
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SOCIETÀ
IL TATTO ED IL BON TON
Il bon ton, sinonimo di buona educazione, etichetta o galateo, è la capacità di stare bene in società rispettandone le regole ed i comportamenti. Il tatto, invece, significa rispetto per gli altri; si scrive “tatto” ma si legge “riguardo per la persona”. Si può essere bene educati senza avere tatto e, addirittura, mostrare disprezzo per il prossimo.
Delphine Seyrig, nel film Baisers volés (Baci rubati) recita: “Se un uomo entra in una stanza da bagno e vede che c’è una signora nuda, esce subito e dice: scusi, signora. Questo è un uomo bene educato. Ma se, uscendo, dice: scusi, signore, quest’uomo ha tatto.” Il tatto è anche un ingrediente indispensabile dell’eleganza; Stanislaw Jerzy Lec chiosò: “Il gambero arrossisce dopo la morte. Che finezza esemplare, in una vittima!” Ha tatto colui che fornisce motivi e ragioni di una decisione permettendo così, agli altri, l’accoglimento, l’aggiustamento o il respingimento della stessa. Mentre è solo bene educato chi comunica per frasi assertive e vuol convincere con assunti rendendo difficile il conseguimento di una sintesi concordata. Recente è l’asserzione: “io sono democratico, quando gli altri sono d’accordo con me faccio come suggeriscono, altrimenti vado avanti da solo”. Non ha stima del prossimo colui che è sempre pronto a “correre in soccorso” dei vincitori ed imperversa su tutte le televisioni, in tutte le trasmissioni e su tutti i giornali a sbraitare le sue opinioni ed i suoi veleni. Né il magnate o il politico che, in età avanzata, non si decide a passare la mano.
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SOCIETÀ
FILOSOFIA DELLA VIOLENZA
Fare del male: istinto naturale e debolezza di volontà
 Nella sua opposizione lessicale al bene, il male non esaurisce la complessità dei suoi significati. È perciò difficile dare una risposta univoca al problema del male, che da sempre (o almeno, stando alla Genesi, da quando l’uomo ha mangiato i frutti dell’Albero della Conoscenza del Bene e del Male) assilla l’essere umano. Lasciando da parte la soluzione teologica alla domanda «unde malum? », in filosofia il problema del male può essere affrontato almeno da tre diverse prospettive: metafisica, morale e naturale. Dal punto di vista metafisico e soprattutto per certa tradizione filosofica (antica e medioevale) il Male, essendo l’esatta antitesi del Bene e quindi dell’Essere, si configura come una privazione di Essere o con il Non essere stesso. Dal punto di vista morale, il male si identifica con il rifiuto, il più delle volte consapevole, di attuare il bene oppure nella scelta di compiere il male; questa concezione del male è dunque strettamente connessa con l’idea del libero arbitrio.
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LETTERATURA&FILOSOFIA
MIO CARO AUTOMA CHE SUCCEDE NEL FUTURO?
Nell'anno 2070 compi
 rò la rispettabile età di 93 anni. A quel tempo, se cinema e letteratura avranno avuto ragione, le conoscenze e le biotecnologie saranno così evolute da permettere di costruire automi perfettamente identici all'essere umano. L'intelligenza artificiale toccherà il livello di “macchine” in grado di apprendere e di parti funzionali che si autoripareranno con meccanismi del tutto simili a quelli organici. Nelle vetrine dei negozi farà bella mostra di sé la proiezione tridimensionale dello spot pubblicitario: “Acquista il tuo automa e rendilo identico alle persone care che non ci sono più”. Il macabro consumismo della seconda parte del secolo ci restituirà vecchietti seduti al parco che parleranno con le loro defunte mogli in versione robotica, del tutto identiche nell'aspetto e nel timbro di voce. Le madri un tempo disperate per aver perso il loro bambino, passeggeranno con carrozzine contenenti bellissime e fedelissime repliche dei loro amati bimbi scomparsi.
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ETOLOGIA
UOMINI E BESTIE
Il fattore violenza nel comportamento sociale: una prospettiva etologica. Ne parliamo con Giorgio Celli, uno dei più stimati etologi italiani
A qu
anti di noi sarà capitato, in un momento d’ira, di compiere azioni “violente”, dal semplice alzare la voce al più drastico tirare oggetti, calci o pugni. Eppure ci riteniamo esseri razionali e ragionevoli, magari dal carattere mite e poco incline al litigio; ma di fronte a certi individui, certi episodi, certe ingiustizie, proprio non ce la facciamo a mantenere la calma. Magari dall’esterno non si nota, ma dentro ribolliamo, i nervi sono tesi, le mani prudono, e cerchiamo un modo più innocuo per sfogare la nostra rabbia, ad esempio facendo una corsa, o le pulizie maniacali in casa. E allora ci chiediamo se il nostro comportamento sia normale, e da cosa derivi tutta questa aggressività che sentiamo gonfiarsi e premere dall’interno.
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EDICOLA
BUFFONI E GIULLARI
Homo ridens tra ironia e dissacrazione
Il c
 omico e l'umano pare coincidano. Gli altri esseri viventi diversi dall'uomo non possono cogliere la sfumatura comica di un evento, di una situazione, di un comportamento. La comicità, d'altra parte, è parente stretta della satira e quindi porta d'accesso per l'ironia dissacratoria. Ridere e far ridere di qualcosa di serio, di sacro, di tremendamente angosciante è sempre stato un comportamento salutare degli esseri umani. È proprio il prendersi troppo sul serio, forse, ad aver determinato tanti eventi luttuosi nella storia della nostra specie. Provate a pensare per un momento se la folla riunita ad ascoltare i folli dittatori del ventesimo secolo avesse risposto con una fragorosa pernacchia alle farneticazioni xenofobe e guerrafondaie; oppure se i popolani riuniti ad ascoltare un processo di stregoneria avessero reagito ridendo e, liberata la malcapitata strega, avessero iniziato a festeggiare e a deridere gli sbigottiti fondamentalisti religiosi. Certo, la storia è andata diversamente, e ancora oggi le nostre “nobili” idee le portiamo avanti talvolta con una tale testardaggine da non capire e non riuscire ad ammettere che le nostre sono state risibili convinzioni. Deridere se stessi, quindi, oltre che atto liberatorio è anche atto di umiltà e di apertura verso il cambiamento.
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PSICOLOGIA SOCIALE
PERCHÈ SEI CATTIVO?
Stare insieme: aggressività tra individuo e società
Non passa giorno della nostra vita in cui non entriamo in contatto con gli altri. Le nostre interazioni sono molteplici e coinvolgono tutti gli aspetti della nostra vita: familiari, amici, sconosciuti... La nostra vita è scandita da meccanismi e da prassi che regolano lo stare insieme. Alcune volte questi meccanismi sono risposte meccaniche ad una situazione, come per esempio salutare un familiare, altre volte sono meccanismi più complessi, come il cercare di addolcire qualcosa di sgradevole che si sta per dire al nostro interlocutore. In ogni caso è grazie all'esistenza di questi preziosi meccanismi che la società riesce a stare unita e a non creare divisioni all'interno dei suoi membri. Pensiamo, ad esempio, se un giorno tutti decidessimo di dire e di fare tutto ciò che ci passa per la testa. Di sicuro sarebbe una giornata atipica, ma in che modo ne risentirebbero i rapporti tra gli individui? Cosa accade quando quei meccanismi che regolano lo stare insieme si rompono? E quando accade ciò? Una componente della sfera umana che di sicuro mina le basi di questa convivenza pacifica è l'aggressività.
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SOCIETÀ
LA COMPAGNIA DEGLI SCIOCCHI
Gli italiani che se ne fregano dell’Italia e quelli che si vergognano di essere italiani
La Rochefoucauld affermava che una persona di spirito avesse bisogno di essere circondata da un gruppo di sciocchi per sottolineare la propria intelligenza. Il pessimista francese, consacrato alla gloria grazie ai cioccolatini, avrebbe probabilmente sorriso ai risultati di un’indagine statistica secondo la quale un italiano su quattro si vergogna di essere italiano. Si sarebbe chiesto: e gli altri tre? A conferma del proprio aforisma avrebbe scoperto che uno è troppo occupato alle slot-machine del bar sottocasa, il secondo si unisce ad improbabili gruppi su Facebook e il terzo si commuove se sente l’inno nazionale e, mano sul cuore, si alza in piedi e canta. I nostri lettori non giudicherebbero stolti questi tre e probabilmente neppure La Rochefoucauld; certo è che lo scrittore, per la sua naturale tendenza a vedere nero, avrebbe simpatizzato per l’italiano arrossito fino alle orecchie, considerandolo l’unico conscio di una realtà che farebbe ridere se non facesse così piangere.
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